Blog di Krugman

Su chi scommettereste? (16 maggio 2013)

 

Who You Gonna Bet On?

 

OK, this is different: Jesse Eisinger of Propublica — Propublica! — defending those poor maligned hedge fund managers against the ridicule of macroeconomists.

And it’s true: we’ve been having a lot of fun over those dire pronouncements that quantitative easing will drain our preecious bodily fluids, doom western civilization, and all that.What’s odd, however, is that although Eisinger’s piece is titled “Why fund managers may be right about the Fed”, it offers absolutely no analysis to that effect — no channel through which Bernanke’s policies might in fact be a disaster, as opposed to pointing out that the economy hasn’t been doing all that well even though stocks are up.

Eisinger’s main ace in the hole seems to be that economists failed to see the crisis coming:

But what these investors are expressing should trouble all of us: they have almost no confidence in the Federal Reserve or the economics profession. And for good reason.

It’s impressive that the Fed and many economists have successfully predicted the path of interest rates and inflation in the wake of the worst financial crisis in a generation. But neither the central bank nor academicians managed to predict or prevent the crisis in the first place. The failure dwarfs the accomplishment.

 

I would disagree about the respective importance of failure and accomplishment; I’ve recently argued that it’s just the other way around:

 

I would argue, however—self-serving as it may sound (I warned about the housing bubble, but had no inkling of how widespread a collapse would follow when it burst)—that the failure to anticipate the crisis was a relatively minor sin. Economies are complicated, ever-changing entities; it was understandable that few economists realized the extent to which short-term lending and securitization of assets such as subprime mortgages had recreated the old risks that deposit insurance and bank regulation were created to control.

 

I’d argue that what happened next—the way policymakers turned their back on practically everything economists had learned about how to deal with depressions, the way elite opinion seized on anything that could be used to justify austerity—was a much greater sin. The financial crisis of 2008 was a surprise, and happened very fast; but we’ve been stuck in a regime of slow growth and desperately high unemployment for years now. And during all that time policymakers have been ignoring the lessons of theory and history.

Still, in fairness, the fund managers complaining the loudest about Bernanke do seem to be guys who saw the housing bubble and made money by shorting subprime. So they have some right to feel that they have a track record.

But is it the kind of track record that suits them for analyzing monetary policy and macroeconomics? The most famous of the housing shorters, thanks to Michael Lewis, is John Paulson; and, well, Krugman or Paulson: Who you gonna bet on?

The point, I think, is that you can simultaneously fault the Fed and economists in general for failing to see this crisis coming, and ridicule the hedge fund guys for giving advice right now that is both ludicrous and dangerous. And you should.

 

Su chi scommettereste?

 

E’ vero, questo è diverso: Jesse Eisinger di Propublica – Propubblica ! – che difende quei poveri managers calunniati degli hedge funds dalla derisione dei macroeconomisti.

Ed è vero: ci stiamo divertendo molto su quei terribili proclami secondo i quali il “quantitative easing[1] prosciugherà i nostri preziosi fluidi corporei, condannerà la civiltà occidentale, e tutto il resto. Quello che è curioso, tuttavia, è che, sebbene il pezzo di Eisinger sia intitolato “Perché i managers dei fondi potrebbero aver ragione sulla Fed”, esso non offra a tal fine assolutamente alcuna analisi – nessuno strumento attraverso il quale le politiche di Bernanke potrebbero di fatto essere un disastro, nel mentre richiama l’attenzione sul fatto che l’economia non sta  comportandosi affatto bene sebbene le azioni salgano.

Il principale cavallo di battaglia di Eisinger sembra essere che gli economisti non hanno saputo vedere la crisi in arrivo:

“Ma quello che questi investitori stanno esprimendo dovrebbe preoccupare tutti noi: essi non hanno quasi nessuna fiducia sulla Federal Reserve e sulla disciplina economica. E a buona ragione.

E’ impressionante che la Fed e molti economisti abbiano previsto con successo l’andamento dei tassi di interesse e dell’inflazione all’indomani della peggiore crisi finanziaria di una generazione. Ma né la Banca Centrale né gli accademici erano riusciti all’inizio a prevedere o ad impedire la crisi. Quel fallimento minimizza il successo (successivo)”.

Non sarei d’accordo sulla rispettiva importanza dei giudizi di fallimento e di successo: ho di recente sostenuto [2] che le cose stanno proprio all’opposto:

“Vorrei sostenere, tuttavia – in un modo che può apparire legato ad un interesse personale (io avevo messo in guardia dalla bolla immobiliare, ma non ebbi alcun sentore di come sarebbe seguito un collasso generale una volta che la bolla fosse scoppiata) – che il fallimento nell’anticipare la crisi sia stato un peccato relativamente minore. Le economie sono entità complicate, in continua mutazione: è stato comprensibile che pochi economisti abbiano compreso la misura in cui il credito a breve termine e la cartolarizzazione degli assets [3]quale quella sui mutui ‘subprime’ abbiano ricreato i vecchi rischi per il controllo dei quali erano stati istituiti  l’assicurazione sui depositi ed i regolamenti bancari.

Direi che quello che è accaduto successivamente – il modo in cui gli uomini politici hanno voltato le spalle praticamente a tutto quello che gli economisti avevano appreso su come comportarsi nelle depressioni, il modo in cui le classi dirigenti hanno sfruttato tutto quello che si poteva usare per giustificare l’austerità – sia stato un peccato molto più grande. La crisi finanziaria del 2008 fu una sorpresa, ed avvenne con molta rapidità; ma adesso noi siamo bloccati in un regime di bassa crescita e di disperatamente elevata disoccupazione da anni. E durante tutto questo tempo gli operatori politici hanno ignorato le lezioni della teoria e della storia.”

Ancora, in tutta onestà, i managers degli hedge funds che si lamentano con toni esagitati su Bernanke sembrano proprio essere quei tizi che avevano visto la bolla immobiliare e fatto soldi svendendo i ‘subprime’. Hanno dunque qualche ragione a sentire di avere una esperienza comprovata.

Ma è il genere di curriculum che li rende adatti ad analizzare la politica monetaria e la macroeconomia? Il più famoso degli speculatori immobiliari (grazie al racconto di Michael Lewis) è John Paulson. Ebbene: Krugman o Paulson, su chi scommettereste? [4]

Il punto, io penso, è che si può contemporaneamente incolpare la Fed e gli economisti in generale per non aver visto arrivare la crisi, e schernire i personaggi degli hedge funds per dare in questo momento consigli che sono sia risibili che pericolosi.

Dovreste fare così.



[1] Per “quantitative easing” vedi le note finali sulla traduzione.

[2] Si tratta del saggio dal titolo “Come si sono sgretolati gli argomenti per l’austerità”, che traduciamo nella sezione apposita.

[3] Normalmente noi traduciamo con “cartolarizzazione” il termine inglese “securitization”, che indica la pratica del mettere assieme vari titoli sul debito (garantiti, ad esempio, dalle ipoteche sui mutui – compresi quelli verso clientela di dubbia solvibilità, o “subprime” –  o sugli assets di altri beni), per rivenderli agli investitori come una nuova specie di obbligazione.

[4] Nell’ordine inverso: l’ironia sul chi scommettere nasce da una storia del 2010, se non ancora precedente. John Paulson aveva fatto dichiarazioni baldanzose sullo ‘scampato pericolo’, mentre Krugman notoriamente a quel tempo sosteneva che la crisi sarebbe stata ancora lunga e grave. Sul blog di Bloomberg Magazine apparve un articolo con quel titolo: su chi scommettereste dei due? Paulson era appunto un noto operatore speculativo, la scelta dunque era tra un ‘teorico’ ed un ‘pragmatico’. Quanto a Michael Lewis, è un giornalista del New York Times ed uno scrittore di libri di successo, che probabilmente ha scritto su Paulson in un suo libro.

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