July 26, 2021
By Paul Krugman
For a few weeks in 1992, U.S. politics were all about “family values.” President George H.W. Bush was in electoral trouble because of a weak economy and rising inequality. So his vice president, Dan Quayle, tried to change the subject by attacking Murphy Brown, a character in a TV sitcom, an unmarried woman who chose to have a child.
I was reminded of that incident when I read about recent remarks by J.D. Vance, the author of “Hillbilly Elegy,” who is now a Republican Senate candidate in Ohio. Vance noted that some prominent Democrats don’t have children, and he lashed out at the “childless left.” He also praised the policies of Viktor Orban, the leader of Hungary, whose government is subsidizing couples who have children, and asked, “Why can’t we do that here?”
As The Washington Post’s Dave Weigel, who was there, pointed out, it was odd that Vance didn’t mention Joe Biden’s newly instituted child tax credit, which will make an enormous difference to many poorer families with children.
It was also interesting that he praised Hungary rather than other European nations with strong pronatalist policies. France, in particular, offers large financial incentives to families with children and has one of the highest fertility rates in the advanced world. So why did Vance single out for praise a repressive, autocratic government with a strong white nationalist bent?
That was a rhetorical question.
I also can’t resist pointing out that when I tweeted about some of these issues over the weekend, mainly focusing on the weakness of the economic case for pronatalist policies, Vance’s mature, considered response was to call me a “weird cat lady.”
But there’s a larger point here: The whole focus on “family values” — as opposed to concrete policies that help families — turns out to have been an epic intellectual misfire.
Dan Quayle, of course, was no intellectual. But his sitcom offensive took place amid a sustained argument by conservative thinkers like Gertrude Himmelfarb that the decline of traditional values, especially traditional family structure, presaged widespread social collapse. The demise of Victorian virtues, it was widely argued, would lead to a future of spiraling crime and chaos.
Society, however, declined to collapse. True, the fraction of births to unmarried mothers continued to rise; more on that in a minute. But the peak of hyperventilation about family values happens to have coincided with the beginning of a huge drop in violent crime. Big cities, in particular, became vastly safer: By the 2010s, New York’s homicide rate was back down to the levels of the 1950s.
Since someone is bound to bring it up, yes, during the pandemic there was a surge in murders — although not in overall crime. Nobody is quite sure why, just as nobody is sure why crime fell so much in the first place. It’s worth noting, however, that other aspects of society also went haywire during the pandemic. For example, there was a jump in traffic deaths, even though there was a large decline in the number of vehicle miles traveled. Presumably forced isolation does a lot of social damage; but this has nothing to do with family values.
It’s also worth noting that the decline of traditional families is even more pronounced in some European countries than it is here; France, as I said, has succeeded in achieving a high fertility rate, but a majority of those births are to unmarried mothers. As in America, however, there is very little sign of social chaos: France’s homicide rate is less than one-seventh of ours.
Of course, not everything has gone well for U.S. society. We’ve had an alarming increase in deaths of despair, that is, deaths from drugs, alcohol and suicide. But it’s hard to make the case that this surge reflects a decline in traditional values.
In fact, if you look across states, of the 10 states that most strongly display one measure of traditional values, religiosity, seven have above-average deaths of despair. That’s almost surely a story of correlation, not causation; it reflects the concentration of despair in rural areas and small towns where opportunity has disappeared as the economy’s center of gravity shifts to highly educated metropolitan areas.
Which brings me to my final point: When politicians rant about values, or attack other people’s personal choices, it’s usually a sign that they’re unable or unwilling to propose policies that would actually improve American lives.
The fact is that there are many things we can and should do to make our society better. Doing more to help families with children — with financial aid, better health care and access to day care — is at or near the top of the list. The point, by the way, isn’t to encourage people to have more kids — that’s up to them — but to improve the lives of the children themselves, so that they grow up to become healthier, more productive adults.
On the other hand, yelling at members of the elite over their personal life decisions isn’t on the list at all. And when that’s all a politician does, it’s a sign of intellectual and perhaps moral bankruptcy.
Il ritorno delle idee zombie sui valori della famiglia,
di Paul Krugman
Per alcune settimane nel 1992, la politica statunitense fu tutta sui “valori della famiglia”. Il Presidente George H.W. Bush [1] era elettoralmente nei guai a causa di una economia debole e di una crescente ineguaglianza. Così il suo Vicepresidente, Dan Quayle, scelse di cambiare tema e di prendersela con Murphy Brown [2], un personaggio di una serie televisiva, una donna non sposata che aveva scelto di avere un figlio.
Mi sono ricordato di quell’episodio quando ho letto delle recenti osservazioni di J.D. Vance, l’autore di “Elegia del montanaro”, che adesso è il candidato repubblicano nell’Ohio per il Senato. Vance ha osservato che alcuni eminenti democratici non hanno figli, ed ha inveito contro la “sinistra senza figli”. Ha anche elogiato le politiche di Viktor Orban, il leader dell’Ungheria, il cui Governo sta dando sussidi alle coppie con figli, e si è chiesto: “Perché non possiamo farlo qua?”
Come ha osservato Dave Weigel del Washington Post, che era presente, è sembrato strano che Vance non abbia citato il credito di imposta sui figli appena istituito da Joe Biden, che farà una grandissima differenza per molte famiglie più povere con bambini.
È stato anche interessante che egli abbia elogiato l’Ungheria anziché altre nazioni europee con forti politiche a favore della natalità. In particolare, la Francia offre grandi incentivi finanziari alle famiglie con figli ed ha uno dei tassi di natalità più elevati del mondo avanzato. Perché dunque Vance ha scelto per l’elogio un Governo repressivo e autocratico con una forte propensione verso i nazionalisti bianchi?
Domanda retorica.
Non posso neppure fare a meno di mettere in evidenza che quando nel fine settimana scrissi su Twitter su alcuni di questi temi, principalmente concentrandomi sulla debolezza degli argomenti economici per le politiche a favore della natalità, la risposta matura e riflettuta di Vance è stata di chiamarmi una “strana signora con gatto” [3].
Ma qua c’è un tema più grande: l’intero concentrarsi sui “valori della famiglia” – in quanto opposto alle concrete politiche che aiutano le famiglie – si scopre essere stato un epico fallimento intellettuale.
Dan Quayle, ovviamente, non era per niente un intellettuale. Ma la sua offensiva contro il personaggio della serie televisiva ebbe luogo nel mezzo di una serrata polemica da parte di pensatori conservatori come Gertrude Himmelfarb secondo la quale il declino dei valori tradizionali, in particolare della tradizionale struttura delle famiglia, preannunciavano un collasso sociale generalizzato. La scomparsa delle virtù vittoriane, veniva sostenuto diffusamente, avrebbe portato ad un futuro di crimini e di caos, che sarebbero aumentati vertiginosamente.
Tuttavia, la società si rifiutò di collassare. É vero, continuo a crescere la quota di nascite di madri non sposate; su questo arrivo tra un attimo. Ma il picco dell’affannarsi sui valori della famiglia, guarda caso, coincise con l’inizio di una spettacolare caduta del crimine violento. Le grandi città, in particolare New York, divennero più sicure: nel primo decennio del 2000, il tasso di omicidi di New York era tornato al livello degli anni ’50.
Dato che qualcuno è inevitabile che sollevi la questione, è vero, durante la pandemia c’è stata un crescita degli omicidi – sebbene non dei crimini nel loro complesso. Nessuno è esattamente sicuro della ragione, proprio come nessuno è certo del perché il crimine calò di così tanto nel primo caso. Vale la pena di osservare, tuttavia, che anche altri aspetti della società sono finiti fuori controllo durante la pandemia. Ad esempio, c’è stato un balzo nelle morti per il traffico, anche se c’è stato un grande calo nei chilometri percorsi da ciascun veicolo. Si può supporre che l’isolamento obbligato provochi una grande danno sociale; ma questo non ha niente a che fare con i valori della famiglia.
È anche il caso di osservare che il declino della famiglia tradizionale è persino più pronunciato, rispetto a noi, in alcuni paesi europei; la Francia, come ho detto, ha avuto successo nel realizzare un tasso elevato di fertilità, ma una maggioranza di quelle nascite appartengono a madri non sposate. Tuttavia, come in America, ci sono pochi segni di caos sociale: il tasso di omicidi della Francia è meno di un settimo del nostro.
Naturalmente, non tutto sta andando nel migliore dei modi nella società americana. Abbiamo avuto una crescita allarmante delle ‘morti per disperazione’; cioè delle morti da oppioidi, da alcol e da suicidi. Ma è difficile avanzare la tesi che questa crescita rifletta un declino dei valori tradizionali.
Di fatto, se si osserva la situazione tra gli Stati, dei dieci Stati che mettono in mostra decisamente un metro di misura dei valori tradizionali, la religiosità, sette hanno morti per disperazione superiori alla media. Quasi certamente questa è una storia di correlazione, non di causalità; riflette la concentrazione della disperazione in aree rurali e in piccole città nelle quali sono scomparse le opportunità, allorché il centro di gravità dell’economia si è spostato verso aree metropolitane con alti livelli di istruzione.
Il che mi porta alla mia finale considerazione: quando i politici inveiscono sui valori, o attaccano le scelte personali di altri individui, di solito è il segno che sono incapaci o indisponibili a proporre politiche che migliorino effettivamente l’esistenza degli americani.
Il fatto è che ci sono molte cose che possiamo e dovremmo fare per rendere migliore la nostra società. Fare di più per aiutare le famiglie con figli – con aiuti finanziari, con una assistenza sanitaria migliore e con l’accesso agli asili nido – è in cima alla lista. Il punto, per inciso, non è incoraggiare le famiglie ad avere più ragazzi – questo spetta a loro – ma migliorare le esistenze degli stessi bambini, in modo che crescano per diventare adulti più sani e più produttivi.
D’altro canto, inveire contro le decisioni personali di vita dei componenti dell’elite non è affatto nella lista. E quando questo è tutto ciò che fa un politico, è un segno di fallimento intellettuale e forse morale.
[1] Cioè, Bush padre.
[2] Murphy Brown è un personaggio di una serie televisiva con protagonista Candice Bergen, andata in onda sul canale CBS dal 1988 al 1998, per un totale di 10 stagioni e 247 episodi. Wikipedia
[3] Chi segue Krugman su Twitter sa che ha uno – o più? – gatti; è sposato e non ha figli
By mm
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