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Vorresti essere un sinonimo? Di Branko Milanovic (da Global Inequality and more, 2 aprile 2025)

 

Apr. 02, 2025

Do you want to be a synonym?

Branko Milanovic

machiavelli

I had a dinner with a friend tonight and we spoke of how the new era which has just begun makes lots of our knowledge, or the ways of thinking, about international relations, economic policies, poverty and wealth etc. seem obsolete, old-fashioned, quaint and at times silly. We talked about people whose writings were influential and incisive twenty or more years ago, and who have nothing to say today except repeat what we have heard from them hundreds of times before. And doing it in a most boring and tedious way.

A year ago I listened to a famous economist who at the time when either a nuclear war between Russia and the US, or a conventional war between US and China, were on the horizon, and Gaza was bombed to smithereens, spoke—as if nothing was happening and we were hack to the halcyon days of the 1990s—about countries cooperating in fighting the climate change. And one was left wondering: the nations are just about to annihilate each other, and you are talking about them collaborating in fighting an invisible, non-political, force—when the only thing they can think of is how to destroy each other.

I read a part of a book (I definitely could not stomach the whole book) of another famous economist that could have been written in 2000: the same clichés, the same authors, the same discussions interspersed with, for good measure, a mention of Trump here and there. Nonsense on stilts in today’s world.

It makes you realize that intellectual influences are so crucially dependent on time.

We then tried to make it into a broader statement about intellectual history.

There are writers who have a very short and very bright influence at a point in time. Let’s say it is similar to what Yuvan Noah Harari has done recently. He became an intellectual celebrity. I am ready to wager though not only that no-one will read him in ten years’ time (actually no-one reads him right now) but that he would not even be remembered. Writers like him are like passing stars: they are with us for a bit and then nobody recollects they were ever around. No-one reads them, nobody quotes them: like comets that suddenly appear and then disappear in the darkness forever.

And there are other writers, the second category, who also become famous at a given point in time but they do more than the first set. They define a certain epoch. When we need to explain how that epoch was seen by the contemporaries we go back to their names, quote them—although we seldom read them. They have become synonymous with the age they described. If you need to explain what was the thinking of the golden cosmopolitan elite in the pre-World War I in Western Europe and England Norman Angell is your man. Everybody knows what he wrote although probably no one reads him today. He has become synonymous with an age.

The same fate, or glory, recently befell Francis Fukuyama. He had become a synonym. Even the title of his book is something we use to define the period from approximately 1990 to 2008.

And then there is a third category of writers who are singularly lucky (or perhaps there was something more in them?) whose influence extends much beyond their age. They did write though about a certain period of time, were concerned about the problems of the time—but somehow the fundamental issues they wrote about turned out to be timeless. We do not need to go back to Aristotle and Plato for that. Think of somebody closer to us like Machiavelli. When one looks at his writings, word by word, they are about the narrowly-circumscribed political issues of the Italian peninsula and France and Spain. They were written by Machiavelli in order to garner support, or to get back into the good graces, of the potenti. They have all the trademarks of the time. They are entirely specific, limited to the places they were written about. But strangely—then—they transcended the time and the place. They are read today the way that were read one or two hundred years ago and the way they will be read one or two hundred years from now. We ignore the places, armies and the princes about whom they were written, and whom Machiavelli tried to cajole, influence and please. We focus on the “residue”, on what the story is regardless of the time and the names of participants.

There is a great amount of accident and luck in that. But perhaps there was something that was said that carried over time. Perhaps the reason why we do not care about most of what was written twenty or thirty years ago is because it was really not worth reading: it was simply a distillation of what was believed then, and this was found wanting as the new beliefs have taken over. Yet there could be a sleeper author, somebody whom we might have overlooked and who, seemingly limited to the times and places of the neoliberal era, told a much broader story. Who is he or she?

To transcends historical events that are being described and thus to be applied in many different places and historical circumstances is the dream. But we shall never know if we are successful or not until the time has passed.

 

Vorresti essere un sinonimo?

Di Branko Milanovic

 

Stanotte ero a cena con un amico e parlavamo di come la nuova epoca che è appena cominciata faccia sembrare proprio obsolete, antiquate, caratteristiche dei tempi andati e a volte sciocche grandi parti della nostra conoscenza, o dei modi di pensare, sulle relazioni internazionali, le politiche economiche, la povertà e la ricchezza etc. Parlavamo di persone i cui scritti erano influenti venti o più anni orsono, e che non hanno niente da dire oggi se non ripetere quello che abbiamo sentito dire da loro centinaia di volte in precedenza. E che lo fanno in un modo che per la maggior parte annoia, tedioso.

Un anno fa ascoltavo un famoso economista che – in un’epoca nella quale si affacciavano all’orizzonte o una guerra nucleare tra la Russia e gli Stati Uniti, o una guerra convenzionale tra gli Stati Uniti e la Cina, e Gaza veniva ridotta in frantumi dai bombardamenti – parlava di paesi che collaborano per combattere il cambiamento climatico,  come se niente stesse accadendo e ci stessimo infiltrando nei giorni felici degli anni ‘990. E si veniva lasciati a chiederci:  le nazioni stanno più o meno annientandosi l’una con l’altra, mentre tu parli di loro che collaborano nel combattere una forza invisibile, non politica, quando l’unica cosa della quale possono ragionare è come distruggersi reciprocamente.

Ho letto una parte di un libro (davvero non mi riusciva digerire il libro intero) di un altro famoso economista che poteva essere stato scritto nel 2000: gli stessi clichés, gli stessi autori, le stesse discussioni qua e là inframmezzate, per buona misura, di riferimenti a Trump. Sciocchezze al quadrato, nel mondo di oggi.

Tutto ciò vi fa comprendere quanto fondamentalmente le influenze intellettuali siano dipendenti dal tempo.

Poi abbiamo cercato di collocare tutto questo in una più generale valutazione della storia intellettuale.

Ci sono scrittori che, in un determinato momento, hanno una influenza molto breve e luminosa. Fatemi dire che ciò è simile a quello che di recente è accaduto a Yuvan Noah Harari [1], che è divenuto una celebrità intellettuale. Non saprei scommettere non soltanto se qualcuno lo leggerà tra dieci anni (in effetti nessuno lo legge in questo momento), ma se egli sarà mai ricordato. Gli scrittori come lui sono stelle passeggere: stanno con noi per un po’ e poi nessuno ricorda che siano mai stati in circolazione. Nessuno li legge, nessuno li cita: sono come comete che appaiono all’improvviso e poi scompaiono nel buio per sempre.

E ci sono altri scrittori, la seconda categoria, che anch’essi divengono famosi ad un certo momento ma poi fanno di più del primo gruppo. Essi definiscono una certa epoca. Quando abbiamo bisogno di spiegare come quell’epoca fosse considerata dai contemporanei noi torniamo ai loro nomi – sebbene raramente li abbiamo letti. Essi sono diventati sinonimi dell’epoca che hanno descritto. Se avete bisogno di spiegare cosa fosse il pensiero dell’élite dorata cosmopolitana nell’Europa Occidentale precedente alla Prima Guerra Mondiale, l’inglese Norman Angell  è il vostro uomo. Tutti sanno cosa scrisse, sebbene probabilmente nessuno lo legga oggi. È divenuto un sinonimo di un’epoca.

Lo stesso destino, o la stessa gloria, di recente è toccata a Francis Fukuyama. Egli è divenuto un sinonimo. Persino il titolo del suo libro è qualcosa che utilizziamo per definire un periodo che va approssimativamente dal 1990 al 2008.

E poi c’è una terza categoria di scrittori che sono singolarmente fortunati (o forse in loro c’era qualcosa di più?), la cui influenza si estende molto oltre la loro epoca. Anche se essi scrissero su un determinato periodo e si fossero curati dei problemi di quell’epoca – in qualche modo i temi fondamentali sui quali scrissero si sono mostrati intramontabili. Per essi non abbiamo bisogno di tornare ad Aristotele o a Platone. Si pensi a qualcosa di più vicino a noi come Machiavelli.  Quando uno guarda i suoi scritti, parola per parola, essi riguardano i temi politici strettamente circoscritti alla penisola italiana, alla Francia e alla Spagna. Furono scritti da Machiavelli allo scopo di acquisire il sostegno, o di tornare  nelle grazie, dei potenti. Essi hanno tutte le caratteristiche del tempo. Sono interamente specifici, limitati ai luoghi per i quali erano scritte. Ma poi, stranamente,  essi trascendono quel tempo e quei luoghi. Vengono letti oggi nel modo in cui venivano letti uno o due secoli fa e nel modo in cui saranno letti tra uno o due secoli da oggi. Noi ignoriamo i luoghi, gli eserciti e i principi per i quali essi vennero scritti, e che Machiavelli cercava di persuadere, di influenzare e di compiacere. Ci concentriamo sul “residuo”, su quella che è la storia a prescindere dal tempo e dai nomi dei partecipanti.

In questo c’è una grande dose di combinazione e di fortuna. Ma forse c’era qualcosa che veniva detto che andava oltre un’epoca. Forse la ragione per la quale non ci curiamo della maggior parte di quello che è stato scritto venti o trenta anni fa è che davvero non valeva la pena di leggerlo: era semplicemente un distillato di quello che si credeva allora, e che è stato trovato difettoso quando i nuovi convincimenti hanno presso il sopravvento. Eppure ci dovrebbe essere un qualche autore dormiente, qualcuno che potremmo aver sottovalutato e che, apparentemente limitato ai tempi ed ai luoghi dell’epoca neoliberale, raccontò una storia molto più ampia. Chi è costui o costei?

Il sogno è trascendere gli eventi storici che vengono descritti e che quindi sono applicabili in molti luoghi e circostanze diverse. Ma non sapremo mai se avremo successo, o almeno non prima che il tempo sia passato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[1] Yuval Noah Harari (Kiryat Ata24 febbraio 1976) è uno storicofilosofo e saggista israeliano … Uno dei suoi libri più famosi è intitolato Sapiens: A Brief History of Humankind (pubblicato dapprima in ebraico nel 2011 col titolo Breve storia dell’umanità e in seguito tradotto in 30 lingue). Sapiens. Da animali a dèi. Breve storia dell’umanità esamina l’intero sviluppo della storia umana, dall’evoluzione dell’Homo sapiens nell’Età della pietra fino alla rivoluzione politica e a quella tecnologica del XXI secolo. L’edizione in ebraico è diventata un best seller in Israele e ha generato molto interesse sia nella comunità accademica che tra il pubblico generale, facendo presto diventare Harari una celebrità.

 

 

 

 

 

 

 

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