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Diagrammi, tra pandemie e guerre. Di Marco Marcucci

Diagrammi, tra pandemie e guerre

Suddivido equamente alcuni diagrammi di questi giorni tra la guerra di Putin e le ineguaglianze nel mondo (che non sono minimamente scalfite dagli eventi).

1 - Chi sono gli oligarchi? Non si parla d’altro che di oligarchi, ma non direi che sia chiarissimo come sono nati; neanche è chiarissimo cosa distingua il capitalismo russo. Si allude al fatto che siano gruppi di potere attorno alle massime autorità della Russia, ma non sembra siano stati particolarmente attivi nella storia politica e forse neanche decisivi nel crollo del comunismo, che fu un processo spesso preso in mano da personaggi che appartenevano alla storia dei partiti comunisti, dalla quale cercavano vie di fuga sulla spinta delle rispettive società. Pare che gli oligarchi siano soprattutto nati subito dopo quel crollo, nel momento in cui si decise la transizione verso una economia pienamente di mercato. Gli oligarchi sono stati coloro, evidentemente già un po’ ricchi e variamente competenti, ai qual è stato consentito di comprare molto sottocosto pezzi interi dell’industria ex-sovietica. Praticamente, con il passaggio ad un mercato capitalistico, si pensò che la strada più rapida e conveniente per tutti era anzitutto quella di dotarsi di grandi capitalisti. Una procedura istantanea: dare pieni poteri ad un gruppo di individui equivalenti ai “padroni del vapore”, che in Occidente c’era voluto un secolo o due per realizzare. Si inventò in questo modo il vertice delle nuove società, con uno scambio di mezzi finanziari e di potere tra gli eredi del comunismo e i nuovi ‘padroni del vapore’. Questa tabella che prendiamo a prestito da Zucman (Twitter 2 marzo) mostra quel che accadde. (prosegue nell'interno)

Perché la Cina non può salvare l’economia di Putin, di Paul Krugman (New York Times, 7 marzo 2022)

Krugman esamina una serie di fattori che probabilmente impediranno un salvataggio da parte della Cina da conseguenze molto gravi per la Russia, a seguito della sua invasione. Argomenti che attengono alla particolare fragilità russa nel commercio internazionale, alla geografia, ed anche al ben diverso potere economico dei due paesi. In fondo, se ciò teoricamente avvenisse superando molti impedimenti materiali, la Russia finirebbe col divenire uno Stato satellite della Cina, che non sembra coincida con l'aspirazione imperiale di Putin. Il tutto con argomenti che sembrano eludere una una preoccupazione cruciale: sconfiggere le guerre e l'invasione, ma farlo immaginando una coesistenza con i paesi con storie molto diverse da quella dell'Occidente, peraltro tutt'altro che impeccabile.

L’altro grande errore di calcolo di Putin, di Paul Krugman (dal blog di Krugman, 4 marzo 2022)

[1] Ovviamente, il costo delle guerre napoleoniche per l’economia inglese che mostra la tabella, è espresso dalla prima ‘gobba” agli inizi del 1800. La seconda ...

Il molto peculiare avvilimento dell’America per l’economia, di Paul Krugman (New York Times, 3 marzo 2022)

Un nuovo articolo di Krugman sul tema, in effetti ricorrente, dei contrasti sempre più stridenti tra le percezioni che gli americani hanno della loro economia - prevalentemente negative - e i dati ufficiali (ed anche quello che si percepisce ad occhio nudo), secondo i quali gli USA conoscono un boom di posti di lavoro. E' vero che l'inflazione in parte può spiegarlo, giacché genera la sensazione di un'economia che rischia di essere fuori controllo. Ma gli stessi sondaggi dicono che la maggioranza degli americani non pensa che questo sia un fenomeno di lungo periodo. E il buon andamento del mercato del lavoro, all'epoca di Reagan, portò un grande consenso ai repubblicani, nonostante un'inflazione superiore ed una perdita netta del valore reale dei salari. Da dove deriva quella disconnessione?

La guerra della Russia sarà di stimolo alla diversificazione commerciale? Di Michael Spence (da Project Syndicate, 1 marzo 2022)

       

La fine della fine della storia, di Branko Milanovic (da Global Inequality and more, 1 marzo 202)

     

A che serve la guerra? Di Paul Krugman (dal blog di Krugman, 1 marzo 2022)

[1] La tabella mostra il valore dei beni esportati, dal 1827 al 2014.      

Dalla Shock Therapy alla guerra di Putin, di Katharina Pistor (da Project Syndicate, 28 febbraio 2022)

[1] Katharina Pistor è una ricercatrice statunitense, professoressa di Legislazione comparata all’Università di Columbia. Un consiglio: il presente articolo può essere utilmente letto assieme ad ...

Le conseguenze economiche della guerra in Ucraina, di Jason Furman (da Project Syndicate, 25 febbraio 2022)

[1] I futures sono contratti finanziari che obbligano le parti ad una transazione su un bene in una data futura predeterminata e a un prezzo ...

La Russia è una superpotenza Potemkin, di Paul Krugman (New York Times, 28 febbraio 2022)

Grigorij Aleksandrovic Potemkin (1739/1791) fu un militare ed un ministro russo. Nella sua carriera, l'evento principale fu probabilmente l'organizzazione del colpo di stato che destituì l'Imperatore Pietro III e portò al potere Caterina. Ma, suo malgrado, divenne più famoso per i cosiddetti "villaggi Potemkin", che erano finte facciate di villaggi con le quali adornava il paesaggio russo, per farlo apparire più florido al passaggio della zarina (della quale, del resto, era uno degli amanti). Krugman ritiene che questa possa essere la chiave decisiva anche della guerra in corso, considerando la dipendenza della Russia dalle importazioni di beni manifatturieri pagati con petrolio e gas naturale.

La guerra della Russia e l’economia globale, di Nouriel Roubini (da Project Syndicate, 25 febbraio 2022)

[1] Roubini in varie occasioni ha definito “revisionistiche” le potenze che appaiono oggi accomunate da un proposito di modifica degli equilibri geopolitici di fondo. Il ...

I democratici inclinano alla tecnocrazia? Di Paul Krugman (dal blog di Krugman, 22 febbraio 2022)

[1] Sull’asse verticale, su una scala da 3 ad 8, i prezzi della benzina al gallone (un gallone sono 3,785 litri); su quello orizzontale, su ...

Il riciclaggio del denaro sporco potrebbe essere il tallone di Achille di Putin, di Paul Krugman (NewYork Times, 24 febbraio 2022)

Da tempo economisti come Piketty, Novokment e Zucman studiano l'incredibile dimensione dei possessi di ricchezza finanziaria dei magnati russi all'estero. Nel 2015 essa era stata accertata pari all'85 per cento del PIL russo, che la cerchia degli 'oligarchi' amici di Putin sottrae illegalmente all'economia di quel paese e parcheggia nei paradisi fiscali. Se l'Occidente volesse congelare quelle ricchezze, colpirebbe al cuore il regime di Putin e metterebbe in atto l'iniziativa più efficace contro la guerra in Ucraina. Ma per farlo, l'Occidente deve aver voglia di colpire la sua stessa corruzione, dato che sono molti, negli affari come nella politica, che sono coinvolti in quella massima industria globale.

Il discorso di Putin su un secolo di ‘tradimenti’ (Una analisi quasi letterale del discorso del leader russo) , di Branko Milanovic (dal blog Gobal Inequality and more, 22 febbraio 2022)

                   

L’inattesa immortalità di Karl Marx, di Branko Milanovic (dal blog Global Inequality & more, 20 febbraio 2022)

é [1]  Il Libro I del Capitale fu pubblicato quando l’autore era ancora in vita (l’11 settembre 1867), gli altri due uscirono postumi. Il Libro II ...

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